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Sedazione palliativa nelle cure di fine vita e sopravvivenza


La sedazione palliativa è una procedura clinica utilizzata allo scopo di alleviare i sintomi refrattari in pazienti con cancro in stadio avanzato.

È stato ipotizzato che i farmaci utilizzati per la sedazione possano accorciare la vita, ma sono disponibili pochi studi che hanno confrontato la sopravvivenza di pazienti sedati e non-sedati.

È stata condotta una revisione sistematica della letteratura relativa alla pratica clinica della sedazione palliativa per valutare l’eventuale effetto sulla sopravvivenza.

Tra gli articoli pubblicati nel periodo 1980-2010, ne sono stati identificati 11 per un totale di 1.807 pazienti consecutivi, analizzati in 10 studi retrospettivi o prospettici, non-randomizzati, 621 ( 34.4% ) dei quali erano stati sedati.

Uno studio caso-controllo è stato escluso dalle analisi di prevalenza.

La ragione più frequente per la sedazione è risultata essere il delirio nelle fasi terminali della malattia ( mediana, 57.1%; intervallo, da 13.8 a 91.3% ).

Le benzodiazepine sono risultate la categoria farmacologica più comunemente prescritta.

Nel confronto della sopravvivenza tra pazienti sedati e non-sedati, l’approccio basato sulla sedazione non è risultato associato a una peggiore sopravvivenza.

In conclusione, anche se non sono disponibili prove dirette da studi clinici randomizzati, la sedazione palliativa, quando indicata in modo appropriato e utilizzata in modo corretto per alleviare sofferenze insopportabili, non sembra avere alcun effetto negativo sulla sopravvivenza dei pazienti con cancro terminale.
In questo contesto, la sedazione palliativa è un intervento medico che deve essere considerato come parte di un continuum di cure palliative. ( Xagena2012 )

Maltoni M et al, J Clin Oncol 2012; 30:1378-1383


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